lunedì 28 settembre 2026

LO SPAZIO DIMENTICATO

 




Dall'avvento di internet, sembra che lo spazio reale sia diventata una dimensione progressivamente evanescente. I luoghi in cui incontrarsi davvero sembrano contare sempre di meno, perché le relazioni virtuali per tante persone sostituiscono ormai quasi interamente quelle reali.

Chi assicura che questo sia un male? Poter chiacchierare con qualcuno dietro uno schermo mentre si è malaticci, ad esempio, o con la casa "impresentabile" o in orari improbabili è un lusso e la virtualità è stata indubbiamente la Consolazione in tempi di pandemia, nonché il solo strumento possibile per mandare avanti numerosi impieghi che, da allora, hanno cominciato ad adottare la modalità "smart" senza troppi indugi.

Beh, al netto dei vantaggi incontestabili che si traggono dallo strabiliante progresso tecnologico, è la qualità della relazione che con i pixel muta in maniera significativa. Perché nel momento in cui abdichiamo alla difesa del contorno della scena in cui i corpi si muovono, incontrano e scoprono mediante l'esperienza sensoriale, ciò che mettiamo in comune è solo un surrogato dell'incontro reale.

I posti che abitiamo, infatti, non sono soltanto ciò in cui ci ritroviamo in modo casuale o meno mentre li attraversiamo. Non siamo solo noi ad attraversare i posti, in realtà, ma sono i posti ad attraversarci. Gli spazi ci attraversano e ci lasciano addosso particelle che non potremmo reperire altrove che in quel preciso luogo che, da quel momento di vita in poi in cui l'abbiamo percorso, camminato, occupato, che sia stato per un breve tratto o per qualche settimana, è diventato parte di noi.

Per la velocità, la comodità e l'efficienza produttiva, abbiamo rinunciato a un plus che forse non potrà più essere recuperato, non, almeno, finché rimaniamo dietro lo schermo di un dispositivo.

Ci siamo abituati a considerare comune uno spazio che non ha luci, ombre, rumori; un non-luogo in cui non esistono incontri con criminali, furti e lotte per il parcheggio; dove non si patisce il freddo e non si soffre il caldo e che, forse anche per queste ragioni, è diventato negli ultimi anni sempre più preferibile alle piazze e alle strade piene di smog delle nostre città.

Internet è il luogo che visitiamo spesso in modo compulsivo e riteniamo sia il più democratico perché accoglie -almeno nelle democrazie occidentali- tutte/i quante/i senza distinzione di genere, sesso, religione etc. Ma le discriminazioni esistono anche qui, solo che probabilmente preferiamo non vederle per mantenere rifugi comodi da cui non scappare più.

In ogni caso, il post è dedicato a quello spazio che abbiamo dimenticato, con delle conseguenze antropologicamente decisive, se è vero che, come mi disse una volta lo studioso Franco La Cecla, siamo carne e geografia.

Kantianamente parlando, come il tempo, anche lo spazio è una forma a priori della sensibilità umana che in qualche maniera ci distingue dalle macchine. In fondo, è proprio in questa consapevolezza rinnovata di essere situati, come esseri-nel-mondo che abitano e si lasciano abitare dallo spazio che occupano, ecco forse è qui che potrebbe giocarsi una partita con quell'intelligenza artificiale che navigherà sempre in freddi circuiti di algoritmi, senza possibilità di esplorare tundre o oceani, ma nemmeno circonvallazioni e periferie, come è concesso a noi.

Torniamo ad abitare con tutta la voluttà, la poesia e la forza critica che ancora ci appartengono lo spazio vero, per essere armonici o dissonanti, ma sempre e comunque umani.



martedì 22 settembre 2026

NATI AI BORDI DI PERIFERIA

 



Nessuno sceglie dove nascere.

Per ragioni a noi estranee, ci ritroviamo circondati fin dall'infanzia da cemento o da boschi, palazzine o grattacieli, villette a schiera o case antiche con alti soffitti. 

Veniamo al mondo, senza alcuna colpa e nessun merito speciale, in spelonche desolate o in graziosi appartamenti con gerani e gelsomini; succede che ci troviamo in alloggi con balconcini prospicenti edilizie popolari in cui il silenzio è reato, oppure muoviamo i primi passi guardando "il circostante" da finestre che si affacciano su piazzette rinascimentali. Talvolta rassegnati a crescere in affollati monolocali a un piano terra da cui si intravedono cortili fatiscenti, può capitare di essere baciati dalla fortuna quando possiamo contemplare anche solo da una soffitta il mare; mentre molti crescono davanti ad autostrade trafficate, altri ancora in prossimità di vallate, dove per chilometri e chilometri sembra che non ci siano anime vive a cui domandare dello zucchero, men che mai "come stai?". 

 Molteplice non rende l'idea per descrivere la quantità di formule abitative esistenti sul pianeta, che il caso destina a ciascuna/o di noi terrestri.

Per la maggioranza della popolazione occidentale, però, probabilmente vale quello che cantava Battiato nel 1983 :

Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca; 

mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali.

 Non servono tranquillanti o terapie

ci vuole un'altra vita.


Quell'altra vita forse l'abbiamo trovata tutti da qualche anno sui social, ma non è affatto salvifica, anzi.
Il blog nasce dal disagio avvertito nel non avere ancora fatto chiarezza su un tema a me molto caro, che è quello dell'influenza del paesaggio sulla costruzione di sé stessi.
Che peso ha il contesto paesaggistico su ciò che diventiamo? 
Come percepisce il suo spazio chi nasce "ai bordi di periferia"? Quanto lo considera determinante nelle scelte che ha fatto nella vita?

In anni lontanissimi, lasciai che quel pungolo diventasse un progetto, confuso ma pieno di buona volontà, che misi in piedi ad altre amiche e amici, con cui ci chiamavamo affettuosamente "periferici".
Pur essendo palermitane e palermitani spesso estranei alla vita dei bordi di periferia, allora tentammo per qualche mese strampalato di condurre delle indagini conoscitive intorno ai quartieri cosiddetti "a rischio" della nostra amata città, ma di tutto quel discutere, fotografare e passeggiare molto probabilmente oggi rimane soltanto  l'impressione di aver perduto tanto tempo, pur essendo concretamente pervenuti alla registrazione di un'associazione: Dissonanze Urbane.

Quasi come forma di risarcimento per aver lasciato naufragare considerazioni ed energie che forse avrebbero fatto bene alla città, o magari solamente a noi stessi, inauguro oggi questo blog (ancora un nuovo blog!), che spero possa recuperare quella curiosità autentica che animava allora il progetto, senza però finire con il sabotarsi per la mancata capacità di coordinamento dei troppi stimoli che parlare di questioni del genere ormai sono consapevole rischia di sollecitare.
Sarà quel che sarà. Per oggi mi fermo qui.
Viva le dissonanze!





NATI AI BORDI DI PERIFERIA

  Nessuno sceglie dove nascere. Per ragioni a noi estranee, ci ritroviamo circondati fin dall'infanzia da cemento o da boschi, palazzine...